Con la nuova ISO 45010:2026, da settembre il ciclo entra nell'agenda della sicurezza sul lavoro.
La survey "Mito vs Realtà" di Initial mostra che le donne ne parlano con serenità, ma l'imbarazzo torna a farsi sentire quando il tema diventa visibile, in ufficio come in palestra.
In mancanza di una regolamentazione sul "congedo mestruale" 1 donna su 2 deve usufruire di ferie o permessi a causa dei dolori legati al ciclo.
Milano, 5 novembre 2026 – Per la prima volta uno standard internazionale porta mestruazioni e menopausa nell’agenda della salute e sicurezza sul lavoro. È la ISO 45010:2026, la nuova guida ISO pubblicata a settembre 2026, pensata per aiutare le organizzazioni di ogni dimensione a sostenere le persone nel quotidiano lavorativo: dai servizi igienici accessibili agli spazi di recupero, dalla riservatezza alla cultura aziendale, senza considerare il ciclo una patologia. Ma come vivono oggi questo tema le donne, nei luoghi di lavoro e non solo?
Chiedere un assorbente a una collega o parlare del ciclo con un’amica mentre si aspetta l’ascensore oggi sembra normale, e per molte donne lo è davvero: le mestruazioni non sono più una parola da sussurrare. Eppure basta cambiare ambientazione, passare al corridoio dell’ufficio, allo spogliatoio della palestra, ad un bagno senza alcuna dotazione, perché la disinvoltura lasci il posto a un imbarazzo che molte donne conoscono bene.
È quanto emerge dalla survey “Mito vs Realtà”, con cui Initial, azienda leader nei servizi per l’igiene e il benessere fuori casa, ha interrogato la propria community; di fronte ad una serie di affermazioni legate al ciclo mestruale, i rispondenti hanno indicato se rappresentino ancora un mito o siano invece una realtà concreta, facendo emergere quali stereotipi sul ciclo mestruale siano ancora presenti nella quotidianità. Il risultato è chiaro: le mestruazioni si raccontano con sempre più serenità, ma il disagio resta quando il tema diventa visibile.
Il tabù sembra non esserci più solo a parole, ma rimane nei gesti
A parole, il tabù sembra superato sul piano collettivo: il 76% delle rispondenti afferma di dire senza problemi “ho le mestruazioni”, senza ripiegare su formule di circostanza come “sono indisposta”.
Il disagio persiste quando il tema smette di essere di tutti e diventa personale e visibile, e soprattutto quando si passa dalle parole ai gesti: solo il 28% porta l’assorbente in mano lungo il corridoio dell’ufficio senza sentirsi a disagio. Come se il problema non fosse più dirlo, ma mostrarlo: il tabù, nonostante tutto, è ancora vivo nell’esperienza individuale.
Un dato molto interessante è anche quello legato alla visione del tabù da parte degli uomini. Il 79% del campione maschile intervistato afferma che trova naturale parlare di mestruazioni con partner, amiche, figlie o colleghe. Ma questa naturalezza non viene spesso percepita dalle donne; infatti, il 93% delle donne pensa che gli uomini non parlino di mestruazioni con così tanta disinvoltura. Un punto in comune, però, c’è: l’82% degli uomini riconosce che il ciclo è ancora un tabù accompagnato da imbarazzo e battute inopportune.
Servizi igienici poco attrezzati costringono le donne a cambiare i propri programmi
A complicare le cose c’è poi un aspetto molto pratico: i bagni raramente sono attrezzati. Solo il 13% delle donne trova un assorbente da usare in caso di emergenza nel bagno dell’ufficio e appena l’8% nello spogliatoio della palestra; quindi, la grande maggioranza deve contare sulla solidarietà di chi ha accanto.
E il peso di questa mancanza si fa sentire: 1 donna su 2 cambia i suoi piani se sente che il ciclo sta arrivando per paura di sporcarsi. Su questo punto la ISO 45010:2026 è esplicita: l’organizzazione dovrebbe assicurare un’adeguata disponibilità di prodotti mestruali, oltre a servizi igienici privati, puliti e facilmente raggiungibili. Il benessere fisiologico diventa così parte integrante della prevenzione e della sicurezza sul lavoro, un’indicazione che le organizzazioni possono integrare nei sistemi di gestione già in uso, a partire dalla ISO 45001.
Congedo mestruale: una mancanza a cui sopperire con ferie e permessi
Ma l’impatto del ciclo mestruale sulla vita lavorativa va oltre: 1 donna su 2 dichiara infatti di ricorrere a ferie o permessi quando i dolori sono intollerabili. Un’abitudine silenziosa, che passa quasi sempre inosservata perché, in assenza di una regolamentazione che permetta di assentarsi per malattia (il cosiddetto “congedo mestruale”), dall’esterno sembra una normale assenza. Infatti, il 39% delle intervistate ancora fatica ad ammettere di avere dolori mestruali per il timore di essere giudicata.
“Il tabù si sta sciogliendo nelle parole, ma serve qualcosa di concreto perché venga superato anche nei luoghi che frequentiamo quotidianamente. Trovare un assorbente a portata di mano in un bagno pubblico cambia il modo in cui una persona affronta la giornata.” Commenta Maria Francesca Torriani, Marketing & Sales Excellence Manager Rentokil Initial Italia. “Questi dati ci confermano quanto servizi come Dignity possano fare la differenza per il comfort e il senso di inclusione delle persone. È per questo che noi di Rentokil Initial ci impegniamo non solo per abbattere un tabù, ma per fornire una soluzione concreta affinché il benessere mestruale trovi spazio e supporto in ogni ambiente fuori casa.”
È in questo scenario che si inserisce Dignity, il servizio con cui Initial affianca aziende, istituti e strutture sportive nell’adeguamento ai nuovi standard di benessere e inclusione. Più di una semplice fornitura, Dignity è una soluzione integrata chiavi in mano: dall’installazione e dal rifornimento periodico dei distributori di assorbenti, interni ed esterni in cotone biologico, fino alla gestione dello smaltimento igienico e discreto tramite i contenitori dedicati della linea Ladybin.
Una risposta tangibile per trasformare i servizi igienici fuori casa in spazi sicuri, accoglienti e liberi da stigma, aiutando le organizzazioni a tradurre i requisiti di welfare e le linee guida internazionali in azioni quotidiane di reale dignità.
Nel dettaglio, il servizio prevede l'installazione di distributori – disponibili nella versione singola, dotata solo di assorbenti esterni, e nella versione doppia che offre la possibilità di scegliere tra assorbenti esterni o interni, confezionati sempre singolarmente – e la fornitura periodica degli stessi.
Con Dignity, Initial si posiziona al fianco di aziende, scuole, palestre, centri sportivi, istituzioni ed esercizi commerciali per garantire il benessere fuori casa, contribuendo a creare spazi più accoglienti, attenti ai bisogni reali e liberi da stigma, trasformando un’emergenza quotidiana in un’esperienza gestita con maggiore serenità e dignità.
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¹https://www.iso.org/obp/ui/en#iso:std:iso:45010:ed-1:v1:en
²Survey condotta da Initial Italia nell’ambito della campagna Dignity tramite questionario online compilato tra il 16 e il 29 ottobre 2026 da 152 individui.